giovedì 8 novembre 2007

IN CERCA DI UNA CRITICA DEL FUMETTO...




Cos'è la critica? Non ho gli strumenti e la formazione culturale adeguata per rispondere. Ma di una cosa sono sicuro: Paolo Interdonato, sul suo blog Spari d'Ichiostro, fa confusione. Secondo lui la pecca principale della critica fumettistica italiana è che non riesce a essere incisiva (leggi: a stroncare) perché ci sono troppi timori reverenziali, perché tutti si conoscono e, a vario titolo, sanno che al prossimo giro potrebbe toccare a loro essere recensiti. Tutto vero, ma non è certo questo il problema principale.



Anzi, forse è vero l'opposto. Basta leggere ubcfumetti, ma anche comicus. Da un lato ci sono i facili entusiasmi di chi legge e ama tutto, dall'altro i puristi mai contenti, che si divertono a demolire ogni storia di Tex scritta da Nizzi (per fare un esempio) solo perché a loro non è piaciuta. Senza riuscire a capire che il prubblico a cui si rivolge Tex non è quello di Dylan Dog, o di Zagor e neppure di Mister No. Ma non è solo incapacità di prendere le distanze, di avere uno sguardo distaccato (oltre che quello partecipe necessario per divertirsi) sul fumetto che si ha in mano. Il problema vero è l'assenza di divulgazione.



I critici, o presunti tali, di fumetti parlano solo a lettori di fumetti e lo fanno, per lo più, usando riferimenti, chiavi di lettura e rimandi comprensibili solo ai propri simili. Quello che manca davvero è la divulgazione. Ovvero la capacità di spiegare un fumetto a persone di media cultura, magari lettori forti "non fumettistici", che devono capire perché leggere o meno un fumetto che vedono in libreria. Il momento d'oro del fumetto italiano, quando Linus era il linus di Pratt, Crepax. Schulz ecc., ha coinciso infatti con la capaictà di un grande operatore culturale di Oreste Del Buono di far apprezzare il fumetto anche al mondo della cultura tradizionale. E il merito non era solo della qualità dei fumetti.



Da questo punto di vista internet ha peggiorato la situazione, perché ha reso molto più semplice la costruzione di comunità di iniziati appagate da feroci dibattiti interni, ma che non sentono alcuna necessità di aprirsi all'esterno. E il risultato è che far passare il messaggio che il fumetto non si è fermato a Crepax, Pratt e Schulz, è un'impresa. Per fortuna ci sono i grandi editori, che hanno fiutato il business, e ci pensano loro a ridare dignità culturale al fumetto proponendolo in libreria come un prodotto di serie A. Solo il fatto che Guanda, Mondadori, Rizzoli e (credo presto) Feltrinelli pubblichino fumetti li può far riscoprire al grande pubblico. La critica attuale non aiuta.

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