Ecco una mia recensione apparsa ieri sul quotidiano "Europa"

Scordiamoci per un attimo dell’accento romanesco e della simpatia di Stefano Ricucci. Cancelliamo l’immagine di Gianpiero Fiorani che balla accanto a Lele Mora o suona la batteria in esclusive serate musicali a Milano. Al netto del gossip, insomma, cosa successe davvero in quell’estate del 2005 in cui stavano per saltare tutti gli equilibri della finanza italiana? Che giudizio (storico, perché quello penale è ancora prematuro) si può dare di quei personaggi che tentarono la scalata al cielo? Rispondono Paolo Biondani, Mario Gervini e Vittorio Malagutti in un libro pubblicato da Chiarelettere: Capitalismo di rapina (300 pp., 14 euro).I primi due sono inviati del Corriere della Sera, Malagutti dell’Espresso, e si occupano tutti di cronaca giudiziaria e scandali finanziari.
Il ritratto dei protagonisti di quell’estate, delle scalate truccate e fallimentari a Bnl, Antonveneta e Rcs (ma prima ancora a Telecom) non è quello di un gruppo di “furbetti del quartierino”.Sono veri banditi, anzi pirati, esponenti di quella “razza predona” a cui allude il sottotitolo del volume che per anni ha raccolto bottini milionari (in euro) pescando dalle tasche dei risparmiatori (non solo con i famosi prelievi dai conti dei correntisti defunti della Lodi) o comunque muovendosi con una disinvoltura al limite del disprezzo tra le pieghe di una regolamentazione finanziaria che in Italia appare, e questo è uno dei risultati più inquietanti dell’inchiesta, quasi preistorica e inefficace. Il tutto a spese dei normali investitori. Ma questo è il meno.
La vera novità del libro di Biondani, Gervini e Malagutti sta nel guardare gli scandali finanziari non con uno zoom che si fissa sui singoli personaggi, deformandoli al limite della caricatura, ma con un grandangolo che chiarisce il contesto in cui si muovevano. Basta leggere l’appendice dedicata all’agenda di Gianperio Fiorani: lo cercavano tutti, da Massimo Boldi, all’allenatore della Fiorentina Emiliano Mondonico, e poi Berlusconi, il figlio di Antonio Fazio e prelati vaticani. Telefonare a un banchiere rampante come Fiorani non era certo un crimine, ma l’elenco delle persone in fila dietro la sua porta aiuta a capire quale fosse il ruolo del banchiere di Lodi nel sistema.
Perché la finanza italiana raccontata nel libro è quella delle “economie delle relazioni”, come le chiama Alessandro Penati, dove un raider spregiudicato e con i contatti giusti può sempre trovare qualcuno disposto a finanziarlo.La legge è solo un fastidio trascurabile, i soldi non sono mai un problema. Tanto alla fine il conto lo paga sempre qualcun altro.





