mercoledì 21 novembre 2007

ALTRO CHE FURBETTI DEL QUARTIERINO....

Ecco una mia recensione apparsa ieri sul quotidiano "Europa"


Scordiamoci per un attimo dell’accento romanesco e della simpatia di Stefano Ricucci. Cancelliamo l’immagine di Gianpiero Fiorani che balla accanto a Lele Mora o suona la batteria in esclusive serate musicali a Milano. Al netto del gossip, insomma, cosa successe davvero in quell’estate del 2005 in cui stavano per saltare tutti gli equilibri della finanza italiana? Che giudizio (storico, perché quello penale è ancora prematuro) si può dare di quei personaggi che tentarono la scalata al cielo? Rispondono Paolo Biondani, Mario Gervini e Vittorio Malagutti in un libro pubblicato da Chiarelettere: Capitalismo di rapina (300 pp., 14 euro).I primi due sono inviati del Corriere della Sera, Malagutti dell’Espresso, e si occupano tutti di cronaca giudiziaria e scandali finanziari.


Il ritratto dei protagonisti di quell’estate, delle scalate truccate e fallimentari a Bnl, Antonveneta e Rcs (ma prima ancora a Telecom) non è quello di un gruppo di “furbetti del quartierino”.Sono veri banditi, anzi pirati, esponenti di quella “razza predona” a cui allude il sottotitolo del volume che per anni ha raccolto bottini milionari (in euro) pescando dalle tasche dei risparmiatori (non solo con i famosi prelievi dai conti dei correntisti defunti della Lodi) o comunque muovendosi con una disinvoltura al limite del disprezzo tra le pieghe di una regolamentazione finanziaria che in Italia appare, e questo è uno dei risultati più inquietanti dell’inchiesta, quasi preistorica e inefficace. Il tutto a spese dei normali investitori. Ma questo è il meno.


La vera novità del libro di Biondani, Gervini e Malagutti sta nel guardare gli scandali finanziari non con uno zoom che si fissa sui singoli personaggi, deformandoli al limite della caricatura, ma con un grandangolo che chiarisce il contesto in cui si muovevano. Basta leggere l’appendice dedicata all’agenda di Gianperio Fiorani: lo cercavano tutti, da Massimo Boldi, all’allenatore della Fiorentina Emiliano Mondonico, e poi Berlusconi, il figlio di Antonio Fazio e prelati vaticani. Telefonare a un banchiere rampante come Fiorani non era certo un crimine, ma l’elenco delle persone in fila dietro la sua porta aiuta a capire quale fosse il ruolo del banchiere di Lodi nel sistema.


Perché la finanza italiana raccontata nel libro è quella delle “economie delle relazioni”, come le chiama Alessandro Penati, dove un raider spregiudicato e con i contatti giusti può sempre trovare qualcuno disposto a finanziarlo.La legge è solo un fastidio trascurabile, i soldi non sono mai un problema. Tanto alla fine il conto lo paga sempre qualcun altro.

LA GUERRA CIVILE E' FINITA


Ho letto parecchio in questi giorni, ho avuto più tempo del solito e molto l'ho dedicato ai fumetti, soprattutto cose di Casali e Camuncoli (il loro Bonerest è secondo solo ai loro Scorpioni del desterto). Poi c'è stato Sandman, uno straordinario fumetto su Niels Bohr e la fisica dei quanti.
Ma, dopo una lunga assenza dal blog (di cui peraltro nessuno si sarà accorto, visto che non passa nessuno), vorrei parlare di Civil War.
Con un colpevole ritardo per uno che è quasi del settore, o meglio che si muove ai suoi margini, ho finalmente letto l'intera miniserie.
Che bilancio trarre dall'evento Marvel più pubblicizzato di sempre? Più strombazzato della morte di Superman?
La cosa che mi è piaciuta meno è la struttura editoriale dell'iniziativa, cioè una miniserie in cui succede tutto, ma a una velocità pazzesca, mentre su gli albi collegati si rivive alla miovola ogni situazione da un punto di vista diverso, più personale. Non che pensi che tale impianto sia motivato da una pochezza di idee, perché ce ne sono parecchie e anche di buone, ma rende difficile cogliere la grandezza degli avvenimenti.
Nei grandi crossover del passato, penso a Onslaught, in ogni collana succedeva qualcosa di decisivo, e il lato negativo era che dovevi comprarle tutte per capirci qualcosa. Ma alla fine avevi l'impressione di un grande quadro composto da tanti pezzettini che andavano a comporre un disegngo d'inisieme parecchio incasinato e spesso incoerente come solo i grandi fatti della storia possono essere. Con Civil War questo non accade, la miniserie principale risulta un utile bignami che, per la prima volta, rende seguibile un maxievento Marvel senza dilapidare un patrimonio, ma forse semplifica un po' troppo.
I lati positivi sono altrettanti. Io che non leggo gli originali americani, e sono un po' indietro anche con gli albi italiani, sono proprio curioso di vedere come ne usciranno gli autori Marvel dall'angolo in cui si sono cacciati rendendo pubblica l'identità dell'Uomo Ragno. Ma, superati i tredici anni, si smette di leggere le storie di supereroi solo aspettando il colpo di scena, la rivelazione (morte, rinascita, parentela segreta ecc.) che non manca mai. Si vuole anche qualcosa di più.
E questo qualcosa in Civil War c'è. Ed è la violenza, la capacità di Mark Millar di prendere la situazione abusata di un incomprensione tra eroi che degenera in uno scontro e guardarla con un po' più di realismo. Raccontando anche la violenza, il sangue, le ossa spezzate. Poi ci sono le macchine che rigenerano le ossa in quindici minuti, i denti che saltano e ricompaiono, ma comunque si vede che non è la solita scaramuccia. Una cosa è sicura, non vedremo più certi personaggi con gli stessi occhi di prima. Iron Man è dalla parte dei cattivi? Forse, ma nel senso in cui lo era la Tatcher e oggi Sarkozy. Le sue ricette sono lacrime e sangue, però funzionano. E Mr Fantastic? Eì davvero un eroe?
La risposta che esce da Civil War sembra essere no. La sua figura è simile a quella di Heisenberg durante la seconda guerra mondiale, uno scienziato che rivendicava la legittimità di fare ricerca nucleare anche sotto il nazismo ma, così facendo, legittimava a livello internazionale il regime. E così fa Reed Richards, che sembra incapace di dare alcuna valutazione normativa di quello che gli capita intorno e si muove come una macchina, affascinato solo dall'ambizione dei piani di Tony Stark, ma solo per la loro complessità, non per i valori che ci sono dietro.
Si potrebbe anche continuare, ma mentre scrivo sto anche ascoltando la trasmissione di Gad Lerner sulla sinistra, la Cosa Rossa, e il comunismo oggi, e vengo richiamato verso la politica e l'altra metà della mia attività pubblicitica. Ho appena sentito l'esperta di giovani della situazione che dice che i giovani comunicano su internet e che solo una minoranza non vuole fare la velina o il calciatore.... Venghino signore banalità, venghino, c'è spazio per tutte

giovedì 8 novembre 2007

IN CERCA DI UNA CRITICA DEL FUMETTO...




Cos'è la critica? Non ho gli strumenti e la formazione culturale adeguata per rispondere. Ma di una cosa sono sicuro: Paolo Interdonato, sul suo blog Spari d'Ichiostro, fa confusione. Secondo lui la pecca principale della critica fumettistica italiana è che non riesce a essere incisiva (leggi: a stroncare) perché ci sono troppi timori reverenziali, perché tutti si conoscono e, a vario titolo, sanno che al prossimo giro potrebbe toccare a loro essere recensiti. Tutto vero, ma non è certo questo il problema principale.



Anzi, forse è vero l'opposto. Basta leggere ubcfumetti, ma anche comicus. Da un lato ci sono i facili entusiasmi di chi legge e ama tutto, dall'altro i puristi mai contenti, che si divertono a demolire ogni storia di Tex scritta da Nizzi (per fare un esempio) solo perché a loro non è piaciuta. Senza riuscire a capire che il prubblico a cui si rivolge Tex non è quello di Dylan Dog, o di Zagor e neppure di Mister No. Ma non è solo incapacità di prendere le distanze, di avere uno sguardo distaccato (oltre che quello partecipe necessario per divertirsi) sul fumetto che si ha in mano. Il problema vero è l'assenza di divulgazione.



I critici, o presunti tali, di fumetti parlano solo a lettori di fumetti e lo fanno, per lo più, usando riferimenti, chiavi di lettura e rimandi comprensibili solo ai propri simili. Quello che manca davvero è la divulgazione. Ovvero la capacità di spiegare un fumetto a persone di media cultura, magari lettori forti "non fumettistici", che devono capire perché leggere o meno un fumetto che vedono in libreria. Il momento d'oro del fumetto italiano, quando Linus era il linus di Pratt, Crepax. Schulz ecc., ha coinciso infatti con la capaictà di un grande operatore culturale di Oreste Del Buono di far apprezzare il fumetto anche al mondo della cultura tradizionale. E il merito non era solo della qualità dei fumetti.



Da questo punto di vista internet ha peggiorato la situazione, perché ha reso molto più semplice la costruzione di comunità di iniziati appagate da feroci dibattiti interni, ma che non sentono alcuna necessità di aprirsi all'esterno. E il risultato è che far passare il messaggio che il fumetto non si è fermato a Crepax, Pratt e Schulz, è un'impresa. Per fortuna ci sono i grandi editori, che hanno fiutato il business, e ci pensano loro a ridare dignità culturale al fumetto proponendolo in libreria come un prodotto di serie A. Solo il fatto che Guanda, Mondadori, Rizzoli e (credo presto) Feltrinelli pubblichino fumetti li può far riscoprire al grande pubblico. La critica attuale non aiuta.

martedì 6 novembre 2007

EDITORI LUCCHESI



Visto che lo stanno facendo tutti, ecco un po' la panoramica di come si sono presentati gli editori a Lucca, almeno per quello che ho potuto vedere io.


Bd


E' uno degli stand da cui sono passato più spesso, un po' per intervistare gli autori, un p' perché sono stati tra i più efficaci nel promuoversi. Andrea Mutti è perfino riuscito a vendermi un suo fumetto praticamente contro la mia volontà. Ma era troppo simpatico e non ho saputo dirgli di no. I libri in uscita, poi, erano davvero invitanti, sia per la veste tipografica sia per i nomi coinvolti. Davvero complimenti, soprattutto per il clima di euforia creativa che si respirava allo stand.


Lizard

Idem come sopra. Tante uscite interessanti, anche se poche davvero nuove. La presenza del nuovo numero degli "Scorpioni del deserto", firmata Casali e Camuncoli, era un po' il piatto forte che oscurava però il resto. Unica pecca: non c'erano vere promozioni da fiera, tipo il poster in omaggio con Garret dai tipi della Bd.


Panini


Qui sono un po' in conflitto di interessi. Comunque bisogna riconoscere che l' "omnibus" dedicato agli Eterni di Jack Kirby era davvero un'uscita da Lucca, una prelibatezza dal prezzo alto ma adeguato alla qualità (e alla mole). Lo speciale sul Wolverine di Simone Bianchi era poi una chicca di cui si può fare a meno, certo, ma è la tipica cosa che alla fiera compri, anche solo per fartelo firmare o per avere qualcosa di speciale, mentre magari in fumetteria lo lasci sullo scaffale in attesa dell'uscita in edizione economica. Ottima scelta di tempi. Qui il difetto è organizzativo: troppo caos intorno allo stand, sempre assediato da centinaia di lettori (con inevitabile taccheggio conseguente). La soluzione? Magari si potrebbe sdoppiare nei prossimi anni, con un'area "americana" e una "giapponese". Anche se poi, contando anche la Pan, la casa modenese sarebbe una e trina.


Comma 22


Qui ci sono passato parecchio per intervistare Talbot. Ha ragione Rrobbe, forse Daniele Brolli e i suoi hanno esagerato un po' troppo nel minimalismo. Ma le proposte erano valide, e pazienza se non tutte erano vere novità. Il volume "Alice in Sunderland" di Talbot è sicuramente interessante e ben confezionato, anche se è stato fatto tutto all'ultimo minuto quando si è saputo il tema della fiera (cioè Alice nel paese delle meraviglie).


Bonelli


Ma ha davvero un senso che quelli di via Buonarroti vengano alle fiere? Sono palesemente fuori dal loro elemento. Non vendono nulla (perché?), ci sono file interminabili per avere fotocopie autografate dai disegnatori (sai che roba...) e non sono in grado di darti informazioni utili. Insomma, si vede che sono poco interessati, e forse sarebbe meglio non venire proprio, oppure ripensare il proprio ruolo alle fiere. Non è un problema di contenuti, solo di marketing. Avrei un paio di consigli...


Area autoproduzioni


Sarà un ghetto, certo, ma "la passione si sente", per usare lo slogan di Radio24. Poco importa se ci sono emerite schifezze mischiate a (futuri) capolavori. Un giro bisogna farselo e, lo impone anche solo la coscienza, comprare qualcosa è d'obbligo. La roba de "I cani", poi, si presenta proprio bene, ma ancora non l'ho letta.


Coconino


Titoli interessanti, nessuna vera ragione per fermarsi allo stand invece che aspettare, che so, di andare alla Feltrinelli e comprare gli stessi titoli con lo sconto. Gipi l'ho solo intravisto e Igort, putroppo, l'ho mancato.


Kappa


Devo confessare che Bacilieri non lo conoscevo. Ho comprato "La magnifica desolazione" e credo che, da solo, questo artista valesse una visita.


Tunuè


Finalmene titoli per costruitre una "letteratura", nel senso accademico del termine, sul fumetto. Bel lavoro. Anche perché i prezzi sono davvero accessibili.


Di certo mi sto dimenticando qualcuno e qualcosa, ma per ora mi vengono in mente questi.


lunedì 5 novembre 2007

BATTAGLIA: LE GUERRE DI PIETRO


Da Lucca, se uno ha qualche soldo in tasca, è normale tornare con una valigiata di fumetti. E così ho fatto io. E qualcosa sono anche già riuscito a leggerlo. Partiamo da "Battaglia - Le guerre di Pietro", il nuovo volume di Roberto Recchioni e Leomacs, edizioni Bd.



Il venerdì alle 17, Recchioni e Leomacs attendono con ansia l'arrivo del tipografo che deve consegnare, un po' in ritardo, le copie del volume fresco di stampa. Il giorno dopo lo compro subito. Innanzitutto bisogna dire che è uno splendido libro, esteticamente parlando. Carta spessa, elegante, raffinato e molto ben curato. Ma, visto che si compra un fumetto per leggerlo, oltre a rigirarselo in mano, veniamo al contenuto.


La prima storia vale il prezzo del volume. Si parte dal g8 di Genova, con potenti tavole di Leomacs che sono una definizione di cosa sia il fumetto: narrazione per immagini, disegni che parlano, che ci siano nuvolette e parole o meno. Poi, in un flashback in mezzatinta verde militare, si scoprono le origini del vampiro Pietro Battaglia, nella prima guerra mondiale. Non voglio rivelare troppo, ma la scena in cui Battaglia si ribella alla Morte e decide, a modo suo, di prendere il controllo della situazione è una delle cose migliori che ho letto di recente. Come riconosce Recchioni nella postfazione, "Caporetto" è la storia della maturità. Il contrasto con l'altro racconto incluso nel volume è netto. "Vota Antonio", infatti, vede Battaglia invischiato in una campagna elettorale di un paesino della Sicilia. La trama è un po' quella di "Per un pugno di dollari", solo che al posto delle due famiglie rivali ci sono comunisti e democristiani.


Lo stile c'è, si vede la volontà di far un fumetto che parli dell'Italia, pronto a sporcarsi con la politica vera e la cronaca, eppure l'evoluzione che porterà a "Caporetto" ancora non è compiuta. Prevale l'intrattenimento, il ritmo, con il segno di Leomacs che si concede qualche pausa dal realismo per ottenere il massimo della spettacolarità. I riferimenti storici sono più che altro di atmosfera, i personaggi sono "tipi" umani (il comunista, il democristiano ecc. con qualche eccezione) e non ancora "persone", come direbbe Giancarlo Berardi.


Un fumetto pieno di energia, che dimostra ancora una volta la volontà di Recchioni di puntare in alto, di non avere remore nel dichiarare le proprie ambizioni, di non temere confronti. E Leomacs è l'artista giusto per affiancarlo: tratto sicuro, grande padronanza del linguaggio e, soprattutto, ritmo. A voler essere pignoli, se proprio c'è da trovare un difetto, è il netto stacco tra le due storie del volume. Ma qualcuno potrebbe sostenere l'opposto cioè che proprio la capacità di questi due autori di mostrare stili diversi e in evoluzione è il punto di forza del libro.




LUCCA, LUCCA LUCCA


Tre giorni di Lucca, tre giorni in mezzo ai fumetti. Tre giorni esaltanti, anche grazie alla mia ragazza che mi ha accompagnato tra fumettari sudaticci, cosplayer seminudi, resse incredibili nel padiglione degli editori e montagne, fiumi e praterie di fumetti ovunque.

L'ultima volta che ero stato a Lucca, quattro o cinque anni fa, era stato tutta un'altra cosa. Molto meglio oggi. Anche perché tre giorni sono il tempo minimo per vivere l'atmosfera, parlare con gli autori, nel mio caso fare anche qualche intervista, e comprare, comprare e comprare.


Ci sarebbero tante cose da raccontare, le chicchierate con Giuseppe Camuncoli, Matteo Casali, Bryan Talbot, Roberto Recchioni ecc. Ma per quelle vi rimando ai prossimi numeir di Anteprima.


Per mi limito a questa. Entro nello stand della Pan, e vengo presentato a un signore sui quaranta, con gli occhiali e una faccia famigliare. "Piacere, Stefano. Mi pare che ci siamo già visti..". Lui: "Piacere. Leo Ortolani": Io: "Ah. Quel Leo Ortolani?". E scompaio nel magazzino per non sprofondare sottoterra nell'imbarazzo.


continua...


martedì 30 ottobre 2007

ANTEPRIMA 194


A Lucca potrete trovare Anteprima numero 194. Tra le altre cose c'è una mia intervista a Simone Bianchi che, essendo di Lucca, sarà alla mostra, sia negli stand della Panini e della Pan che nel suo personale, in cui presenta (e vende) le sue tavole originali e vari altri gadgets frutto del suo talento.


Non sapete chi è Bianchi? Uno dei tanti italiani che stanno conquistando il mercato americano (da Claudio Castellini, l'apripista a Gabriele Dell'Otto e Massimo Carnevale) con il suo stile "fotografico" (nel senso che costruisce le tavole a partire da fotografie in cui lui, modello e fotografo, interpreta i personaggi).


A Lucca viene presentato un volume speciale che celebra il suo arrivo su Wolverine, uno dei personaggi che Bianchi ama di più, tanto che fu proprio la promessa fatta da Joe Quesada di disegnare il mutante artigliato a convincerlo a firmare per la Marvel.


Il volume è un cartonato di grande formato, tipo quello che la Panini ha già dedicato a Wolverine, e nonostante il prezzo (dovrebbe essere 9 euro) è senza dubbio un bell' "oggetto" da avere. Ma, per chi è in ristrettezze finanziarie, basta aspettare l'inizio della run (il ciclo di storie) di Loeb e Bianchi sulla serie Panini di Wolverine a dicembre.