
Da Lucca, se uno ha qualche soldo in tasca, è normale tornare con una valigiata di fumetti. E così ho fatto io. E qualcosa sono anche già riuscito a leggerlo. Partiamo da "Battaglia - Le guerre di Pietro", il nuovo volume di Roberto Recchioni e Leomacs, edizioni Bd.
Il venerdì alle 17, Recchioni e Leomacs attendono con ansia l'arrivo del tipografo che deve consegnare, un po' in ritardo, le copie del volume fresco di stampa. Il giorno dopo lo compro subito. Innanzitutto bisogna dire che è uno splendido libro, esteticamente parlando. Carta spessa, elegante, raffinato e molto ben curato. Ma, visto che si compra un fumetto per leggerlo, oltre a rigirarselo in mano, veniamo al contenuto.
La prima storia vale il prezzo del volume. Si parte dal g8 di Genova, con potenti tavole di Leomacs che sono una definizione di cosa sia il fumetto: narrazione per immagini, disegni che parlano, che ci siano nuvolette e parole o meno. Poi, in un flashback in mezzatinta verde militare, si scoprono le origini del vampiro Pietro Battaglia, nella prima guerra mondiale. Non voglio rivelare troppo, ma la scena in cui Battaglia si ribella alla Morte e decide, a modo suo, di prendere il controllo della situazione è una delle cose migliori che ho letto di recente. Come riconosce Recchioni nella postfazione, "Caporetto" è la storia della maturità. Il contrasto con l'altro racconto incluso nel volume è netto. "Vota Antonio", infatti, vede Battaglia invischiato in una campagna elettorale di un paesino della Sicilia. La trama è un po' quella di "Per un pugno di dollari", solo che al posto delle due famiglie rivali ci sono comunisti e democristiani.
Lo stile c'è, si vede la volontà di far un fumetto che parli dell'Italia, pronto a sporcarsi con la politica vera e la cronaca, eppure l'evoluzione che porterà a "Caporetto" ancora non è compiuta. Prevale l'intrattenimento, il ritmo, con il segno di Leomacs che si concede qualche pausa dal realismo per ottenere il massimo della spettacolarità. I riferimenti storici sono più che altro di atmosfera, i personaggi sono "tipi" umani (il comunista, il democristiano ecc. con qualche eccezione) e non ancora "persone", come direbbe Giancarlo Berardi.
Un fumetto pieno di energia, che dimostra ancora una volta la volontà di Recchioni di puntare in alto, di non avere remore nel dichiarare le proprie ambizioni, di non temere confronti. E Leomacs è l'artista giusto per affiancarlo: tratto sicuro, grande padronanza del linguaggio e, soprattutto, ritmo. A voler essere pignoli, se proprio c'è da trovare un difetto, è il netto stacco tra le due storie del volume. Ma qualcuno potrebbe sostenere l'opposto cioè che proprio la capacità di questi due autori di mostrare stili diversi e in evoluzione è il punto di forza del libro.
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