martedì 30 ottobre 2007

TOMKA: QUESTO NON E' UN ROMANZO GRAFICO


La collana 24/7 di Rizzoli pubblica di solito cose interessanti. E interessante è anche il volume appena uscito "Tomka, il gitano di Guernica" perché è un ottimo esempio di quello che un romanzo grafico non è.

Si tratta di un racconto dello scrittore Massimo Carlotto "adattato" (e qui è il problema) da Giuseppe Palumbo. Il tratto di Palumbo è sporco quanto basta, cupo e con grandi pretese: scene di guerra nerissime, pose plastiche quasi da comic americano. La storia scritta da Carlotto regge (anche se alcuni passaggi decisivi sono troppo confusi: perché il gitano uccide la sua amata? L'ha tradito? Interpretazione libera), l'ambientazione della guerra civile spagnola è ben scelta e si vede che c'è una certa cura nel ricostruire le atmosfere di eroismo disperato a cui lo scrittore tiene tanto.


Quello che non funziona è l'insieme. Un romanzo grafico non è un racconto illustrato, parole accompagnate da immagini che raccontano la stessa cosa. "Tomka", invece, è un'inutile ripetizione, le discalie sembrano un racconto minimalista a cui le immagini non aggiungono niente. I disegni di Palumbo ambiscono a parlare da soli, e in parte ci riescono, ma il procedere parallelo dei due linguaggi, scrittura e disegno, produce soltanto una eco cacofonica.


Era stata più felice la collaborazione di Carlotto con Igort, perché il risultato era davvero un fumetto, e questo si deve forse alla grande padronanza del mezzo di Igor Tuveri. "Tomka" farebbe inorridire chi considera le voci fuori campo nei film una sconfitta del regista che non è riuscito a far parlare le immagini. In questo caso è lo stesso: nessuno discute il talento dei due autori, ma invece che valorizzarsi a vicenda finiscono per pestarsi i piedi. Peccato.



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